Quando uno scoiattolo si lancia da un ramo all’altro, non si affida a mani prensili come i primati, né a un becco o ad ali come gli uccelli. Atterra con i palmi delle zampe anteriori, sfruttando un equilibrio dinamico che gli consente di restare aggrappato anche a superfici sottili e instabili. Una tecnica raffinata che oggi ispira la robotica avanzata.

La lezione della natura

Un recente studio pubblicato su Science Robotics ha mostrato come gli ingegneri abbiano trasferito questa abilità a Salto, un robot progettato per compiere salti rapidi e verticali. A differenza degli scoiattoli, Salto dispone di una sola gamba e di un sistema di propulsione minimale. Per compensare la mancanza di presa, i ricercatori hanno puntato sul controllo dell’equilibrio, replicando le correzioni che gli animali attuano in volo e in fase di atterraggio.

Lo stesso principio è stato osservato anche in uno studio parallelo condotto alla UC Berkeley e pubblicato sul Journal of Experimental Biology. Gli scoiattoli selvatici, monitorati con telecamere ad alta velocità, hanno mostrato la capacità di correggere la traiettoria e l’assetto del corpo in tempo reale, trasformando atterraggi imperfetti in successi.

Dal salto all’atterraggio: le sfide dei robot

Se per gli scoiattoli il movimento appare naturale, per i robot le difficoltà restano notevoli. Nei test condotti, Salto ha eseguito con successo solo due atterraggi su trenta. Spesso, pur raggiungendo il ramo, ha perso stabilità o ha scivolato oltre il bersaglio. La spiegazione è tecnica: mentre gli animali dividono il compito tra zampe posteriori (per il salto) e anteriori (per l’atterraggio), il robot deve affidarsi a un unico arto, con conseguenze sulla precisione e sull’equilibrio.

Gli studiosi hanno individuato quattro fattori decisivi per un atterraggio bilanciato: potenza e precisione del salto, traiettoria più orizzontale che verticale, avvicinamento progressivo al supporto e soprattutto capacità di reagire in tempo reale agli imprevisti.

Verso una nuova mobilità

L’obiettivo dei ricercatori non è soltanto replicare il singolo salto, ma sviluppare robot in grado di concatenare movimenti complessi: da ramo a ramo, da albero a suolo, da parete a superficie piana. Una mobilità che potrebbe rivelarsi cruciale per l’esplorazione in ambienti ostili, le operazioni di soccorso e gli interventi in scenari di emergenza.

L’imitazione degli scoiattoli rappresenta quindi un passaggio intermedio: la natura offre un modello di equilibrio e adattamento che la tecnologia cerca di tradurre in meccanismi artificiali. Con un obiettivo ambizioso: creare macchine capaci non solo di saltare, ma di atterrare con la stessa eleganza – e resilienza – degli animali da cui traggono ispirazione.